di Giuseppe Di Giacomo (Nuove Cronache) –
Napoli, 9 dic. 25 – C’è un punto, ogni dicembre, in cui Napoli smette di essere soltanto una città e diventa un prisma: un luogo dove la luce si rifrange in mille direzioni, ognuna con una storia, un’urgenza, un volto. È lì che ritorna “L’Arcobaleno Napoletano”, il premio ideato da Anna Capasso, che il 10 dicembre porterà al Teatro Sannazaro la sua 14ª edizione. Un appuntamento che negli anni ha smesso di essere semplice celebrazione artistica per trasformarsi in una presa di posizione, un impegno, un atto di cura collettiva. Parlare con Anna significa entrare in una dimensione “analogica”, quasi militante, in un’epoca dove il mondo scrolla tutto in tre secondi. Lei, invece, va controcorrente: costruisce un evento in dodici mesi, non in dodici giorni; mette la prevenzione al centro, non il rumore; lascia che la solidarietà, l’altruismo, la valorizzazione dell’altro — parole spesso svuotate dal troppo uso — tornino a essere gesti, scelte, responsabilità.
Anna, dopo quattordici edizioni, “L’Arcobaleno Napoletano” è diventato più di un premio: è un manifesto, qualè il colore — reale o simbolico — che secondo te racconta di più l’anima di questa edizione 2025?
Il colore di quest’anno è il colore dell’arcobaleno, sono tanti colori messi insieme per me, soprattutto perché siamo una grande squadra, non sono da sola. Quest’anno si avvale di questa squadra anche Radio Crc, la radio ufficiale, che per noi è un valore aggiunto, con Umberto Russo e il coordinamento di Daniela Riccardi. L’anima ufficiale di questa edizione è sempre l’obiettivo, l’obiettivo di raggiungere più persone possibili per sensibilizzare tutte le fasce d’età e per far sì che la ricerca sia sempre motivo di sprono soprattutto per noi, per far capire che comunque la nostra salute è alla base di tutto, senza la salute non possiamo fare nulla, e soprattutto di metterci in gioco, nella vita, e a fare prevenzione, e di non avere paura ad andare dai medici se si ha un segnale, non aver vergogna di dire a un medico se si ha una problematica nelle parti intime, perché molte volte abbiamo paura nell’esprimerci, timore di dire quello che sentiamo. Nel caso del Melanoma non bisogna solamente fare prevenzione ma far capire, soprattutto per i più giovani, di non esporsi al sole nelle ore più calde e soprattutto, quando lo si fa, lo si deve fare con una protezione superiore a 50.
Sei ideatrice, conduttrice, voce e anima del premio, c’è una parte di te che ogni anno riscopri proprio grazie all’Arcobaleno, una Anna che nella quotidianità resta in backstage?
Assolutamente si, di me si riscopre soprattutto quello che ho dentro. Grazie all’Arcobaleno io divento sempre una persona migliore, grazie alla Fondazione Melanoma, ma anche come esperienza personale. Quando si fanno delle cose per solidarietà, incondizionatamente, non metti te in primo piano ma il valore ufficiale di questo evento, cioè la prevenzione. Per me l’obiettivo non è di dare spettacolarizzazioni ma un messaggio ben chiaro e preciso allo scopo di questo evento che comunque si raccoglie in una serata ma c’è un lavoro dietro di un anno.
In conferenza stampa hai parlato di valori come solidarietà, spirito di sacrificio e altruismo, un po’ controcorrente rispetto al mood iper-veloce della società di oggi, in un mondo che scrolla tutto in tre secondi,come si difende il tempo dell’impegno vero?
Io da questo punto di vista sono un po’retrò. Non corro veloce come la società, proprio per questo lo organizzo un anno prima, per dare del tempo, per dargli importanza, e poi io sono un po’ una controcorrente, non seguo le mode o i tempi degli altri. Ho i miei tempi e do la giusta importanza a tutto quello che c’è di valore. Non sono una che va veloce come la società, assolutamente, forse nel mio lavoro sì perché chiaramente nella musica, nel teatro, nel cinema oggi corre tutto veloce, e scorre tutto veloce, quindi sì. L’unica velocità che sento dal punto di vista di questo evento è che mentre sto facendo la serata come conduttrice, come ideatrice dell’evento, già penso e valuto ciò che va bene e ciò che devo migliorare per l’anno dopo, questo sicuramente, già penso all’anno prossimo. In conferenza ho detto che l’altruismo, ma soprattutto la valorizzazione sono elementi fondamentali nella vita. Bisogna avere altruismo, non bisogna pensare sempre a sé stessi. In ogni forma di rapporto bisogna sempre avere altruismo, che sia di amicizia, che sia di amore, che sia di collaborazione, perché il nostro evento è fatto che di tante collaborazioni e tutti siamo importanti, dal primo all’ultimo, ma soprattutto altruismo per la salute, nel senso che è è un messaggio non solo per noi stessi ma anche per il prossimo.
Che ricordo personale ti accompagna a Franco Di Mare quando sali sul palco e annunci il premio nel suo nome?
Di Franco ho un ricordo straordinario. Ho avuto l’onore di conoscerlo. Per me è uno dei conduttori e delle persone più belle in assoluto, dico “è” perché per me, anche se non c’è più, c’è sempre. Quando salgo su quel palco vedo sempre la figura di Franco. Grazie a Franco io ho avuto il coraggio anche di condurre. Lui ha condotto varie edizioni dell’Arcobaleno. Racconto questa cosa che mi fa molto bene all’anima. Io come ideatrice esco sul palco e salvo un momento perché c’era stata una défaillance. Chiaramente sempre con l’ausilio di Franco che da dietro le quinte mi fece cenno di salire sul palco, senza preoccuparmi, e allora salvai questo momento. Dopo questa serata mi prende da parte e mi dice “tu devi anche condurre perché sei brava”. E quindi dopo alcuni anni, quando non riusciva a condurre, perché si svegliava presto per UnoMattina, anche se per i primi anni ha comunque continuato a condurre (cosa che ho veramente apprezzato), quindi ho iniziato anche a condurre, ma conduco sempre da attrice. Un altro ricordo che ho è di quando sono stata ospite da Gigi Marzullo, mi ricordo che lui seppe che ero in Rai a Roma e me lo sono ritrovato nella sala trucco e inaspettatamente ci siamo abbracciati, ci siamo salutati. Anche quando stava male ci siamo sentiti al telefono e ci raccontavamo delle nostre vicissitudini, ci siamo raccontati tanto. Nell’ultimo periodo della sua convalescenza a casa, ci siamo sentiti un po’di più, quindi per me rimarrà un ricordo indelebile. Per me il premio è Franco Di Mare.
Quest’anno arrivano Valentina Stella, Patrizio Oliva, Cosimo Alberti, Antonio Rocco…Che tipo di alchimia cerchi quando componi il “cast emotivo” della serata? Una lineup da festival o una jam session di anime affini?
Con gli ospiti di quest’anno ho una grande affinità, ma in realtà ho sempre avuto una grande alchimia con tutti. Perché sono miei colleghi, il premio nasce dalla fusione di tante anime, la fusione di tanti artisti messi insieme. Il premio non è solo di Anna Capasso ma di tutta l’artisticità che ha attraversato il premio in questi anni. Loro sono l’anima del premio, sono un contorno importante del premio ma come tutti quelli che ci lavorano a ci mettono l’anima.
Se potessi consegnare un “premio invisibile”, non ufficiale, a qualcuno che lavora ogni giorno nell’ombra per questa città, a chi andrebbe e perché?
Sicuramente c’è una persona a cui vorrei consegnarlo, anzi più di una persona a cui lo consegnerei ma per l’anima che ha e per l’amore che mette in tutto ciò che fa.
Immagino, Grazie.
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